La Giunta Rocca vuole proprio toccare il fondo. USB: giù le mani dal salario accessorio!

Roma -

USB chiede al Governo di impugnare innanzi alla Corte costituzionale le norme della legge di stabilità regionale con cui si autorizzano gli uffici del personale di Giunta e Consiglio a recuperare somme illegalmente spese dal bilancio regionale dal fondo del salario accessorio del personale del comparto

Tra il 2007 e il 2011 alcuni dirigenti regionali hanno speso impropriamente dei soldi dal bilancio regionale per costituire gruppi di lavoro e di studio, inserendovi anche diversi funzionari che ricoprendo l’incarico di posizione organizzativa avrebbero potuto parteciparvi soltanto a titolo gratuito, senza vedersi riconosciuto alcun emolumento come invece è avvenuto. Così adesso, dopo quasi vent’anni, la Giunta Rocca con l’aiuto dei consiglieri regionali fa approvare una norma inserita nella legge di stabilità regionale 2026, con cui si intende mettere le mani sui fondi del salario accessorio di Giunta e Consiglio.

Per questo, il Coordinatore USB Regione Lazio, Domenico Farina, ha inviato una lettera (vedi nota in allegato), al presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, e ai ministri competenti, per chiedere al Governo di impugnare innanzi alla Corte costituzionale i commi 82 e 83 dell’art. 22 della legge n. 20/2025, la legge di stabilità regionale 2026, per farne dichiarare l’incostituzionalità. Tali disposizioni normative autorizzano il recupero di somme all’epoca indebitamente accordate dai dirigenti ai funzionari con posizione organizzativa in violazione del principio di onnicomprensività della retribuzione, prelevandole oggi dall’attuale fondo del salario accessorio dei dipendenti regionali del comparto.

Secondo USB, tali norme rappresentano una grave violazione dei principi costituzionali e delle competenze statali in materia di trattamento economico del pubblico impiego. La Regione Lazio, infatti, tenta di recuperare risorse fuoriuscite dal bilancio regionale dai 15 ai 19 anni orsono, la cui spesa fu illegittimamente autorizzata dai dirigenti in violazione del principio di onnicomprensività della retribuzione dei funzionari con incarico di posizione organizzativa, con un prelievo dal fondo del salario accessorio del personale del comparto e destinate alla contrattazione collettiva.

In particolare, le disposizioni normative della legge di stabilità regionale 2026 si basano su una interpretazione distorta delle verifiche ispettive e delle deliberazioni di Giunta del 2015, che avevano già definito i tempi e le modalità di recupero delle somme inappropriatamente spese dal bilancio della Regione.

La USB evidenzia come questa interpretazione sottragga risorse fondamentali alla contrattazione collettiva integrativa di tutto il personale regionale e possa compromettere il proprio diritto di rappresentanza sindacale, riconosciuto dalla Costituzione.

USB sottolinea inoltre che tale normativa regionale vìola le competenze esclusive dello Stato in materia di ordinamento civile e trattamento economico, come ribadito più volte dalla Corte costituzionale: la contrattazione collettiva nazionale costituisce il quadro legittimo e unico per la definizione di tali trattamenti.

La richiesta di Farina mira quindi a tutelare i diritti dei dipendenti e a evitare un danno ingiusto, in un contesto di contrasto tra norme regionali e principi costituzionali fondamentali.

La USB invita le istituzioni competenti ad agire prontamente per garantire il rispetto della legalità e dei principi di equità e buon andamento dell’amministrazione pubblica.