Parlamento e governo uccidono il diritto allo studio: il comune di Ardea lascia a casa gli Aec perché non ha soldi

Ardea -

Vi chiederete cosa c'entra il piccolo comune del Lazio con le "meravigliose" scelte fatte dal nostro Parlamento a guida centro "sinistra"?


La spiegazione è semplice: gli alunni con disabilità della scuola dell'obbligo di Ardea, ma sicuramente ne troveremo in poco tempo molte altre, si sono visti privare dall'oggi al domani della fondamentale assistenza educativa e quindi del diritto all'istruzione, perché gli educatori preposti al loro accrescimento educativo e culturale sono stati lasciati a casa per mancanza di fondi da parte dell’amministrazione comunale.


Ma perché un’amministrazione comunale appena eletta, decide dall’oggi al domani di intervenire così pesantemente e negativamente su una delle istituzioni principali della vita quotidiana di una comunità, ossia la SCUOLA?


Presto detto, il Commissario di Governo che si era incaricato di amministrare il dissestato comune di Ardea fino al giugno del 2017, aveva applicato con la solerzia che contraddistingue i funzionari dello stato, la legge sul pareggio di bilancio, che impone alle amministrazione pubbliche in virtù dell'art.81 della Costituzione modificato dal parlamento uscente su "ordine della Unione Europea", e in un comune piccolo e senza grosse risorse proprie dove è che si deve tagliare? Naturalmente sulle spese del sociale, che per il 2018 prevedono 0 € proprio per le attività assistenziali.


È così il primo gennaio 2018, il Comune di Ardea, eletto per garantire la legalità e la trasparenza si trova ad applicare alla lettera una legge, che il proprio Gruppo politico aveva osteggiato in parlamento, violandone di fatto un’altra, che a tutti i "cittadini" come amano considerarci, sembrerebbe ben più importante, ossia il diritto allo studio dello studente che deve frequentare la scuola dell'obbligo, perché minore di 16 anni, e che per legge, essendo un ragazzo con disabilità deve essere assistito appunto dai lavoratori AEC, assistenti educativi culturali.


Questa drammatica vicenda che mette in subbuglio una intera comunità, bambini, genitori, lavoratori, professori e operatori scolastici è la concreta dimostrazione di come considerare una comunità sociale come un’azienda economica, concetto su cui si è sviluppata nel tempo l'intera politica della Unione Europea, sta provocando e provocherà sempre più, in un Italia martoriata dai dissesti di bilancio causati da politiche corruttive e dedicate al malaffare, profonde crisi sociali.
Questi sono gli effetti concreti e verificabili delle politiche dell'Unione Europea e della Bce, approvate senza tentennamenti da tutti i partiti che appoggiarono il governo Monti, e che successivamente con numerosi trasformismi parlamentari, continuarono a dare fiducia ai governi Letta, Renzi, Gentiloni.
A conforto di questa nostra posizione sono intervenute diverse sentenze: vari Tribunali ordinari,le sezioni unite della Cassazione (25/11/2014), il parere del Consiglio di Stato, che il 3 maggio 2017  cita"......le posizioni degli alunni disabili devono prevalere sulle esigenze di natura finanziaria".
Di fronte a questo imbarbarimento dello stato sociale l'Unione Sindacale di Base, dando continuità al vasto movimento che è riuscito a sconfiggere le politiche "renziane" con la vittoria del referendum del 4 dicembre 2016, rilancia la petizione popolare per l'abolizione delle modifiche all'art. 81 del 2012, prima causa di tutti i drammi che oggi ci troviamo a fronteggiare in ogni singolo comune.

Non diamo credito ai demagoghi di turno, che prima approvano tali leggi e oggi si ergono a paladini delle proteste sociali,
Invitiamo tutti, dalla piccola Ardea agli abitanti delle grandi città a sottoscrivere dal 1° febbraio la proposta di abolizione delle modifiche dell' art.81 della Costituzione.

Unione Sindacale di Base

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