BANDA LARGA

Roma -

Il silenzio che sta circondando il Marino ter non dà per nulla l’idea di una giunta che si sia messa finalmente a lavorare per il bene comune, ma piuttosto il solito spocchioso modo di farsi beffe di chi, come noi, alberga nel “mondo di sotto”.

E proprio noi – intesi come lavoratori e lavoratrici di Roma Capitale – viviamo con un certo disgusto l’azione finto riformatrice del sindaco marziano.

Un sindaco che non ha né la competenza, né il carisma, ma soprattutto non ha la voglia di colpire le rendite di posizione maturate nella nostra città tanto con le giunte di Rutelli, di Veltroni e di Alemanno, quanto prima di loro.

Tutti sapevano (anche prima che arrivasse l’ispezione del MEF) che i bilanci fossero “drogati” da entrate immaginarie, da uscite sempre al di sopra delle possibilità e, da ultimo, scombussolati dalle operazioni di finanza derivata (al pari di altre amministrazioni locali).

Il sostenitore di quella politica economica fu proprio Marco Causi che oggi dichiara candidamente di essere stato obbligato dalla legge a compiere quelle operazioni di finanza derivata (invece si trattava di una facoltà e non di un obbligo).

All’attuale vicesindaco vorremmo ricordare che la Costituzione Italiana (con un principio di recente ribadito da una sentenza della Corte Costituzionale) ha invece previsto (questo sì) l’obbligo di contrattare. Per questo USB ha citato in giudizio Roma Capitale: per la scarsa volontà e disponibilità a contrattare!

Certamente si tratta di un negoziato aspro, difficile, che ha come cardine centrale il risultato del referendum dello scorso 25 Marzo. A dispetto di quanti hanno rappresentato i dipendenti comunali come degli idioti che si sono autoflagellati noi riteniamo che dietro quella risposta così chiara e così netta ci sia il desiderio di superare ogni restrizione (economica o organizzativa) che venga dal decreto Brunetta o da altre norme capestro.

Norme fatte apposta per mortificare il servizio pubblico e giustificare il ricorso al privato; norme messe assieme per facilitare i meccanismi di corruzione e di collusione di cui la “banda larga” capitolina si è copiosamente servita; norme anticorruzione in nome delle quali si sta producendo il più grosso spostamento di personale (seppur necessario in qualche caso) senza che a questo corrisponda una puntuale verifica dell’efficienza amministrativa, senza alcuna risorsa da destinare alla formazione o al cambiamento forzoso di stili di vita.

Marino rappresenta il portatore sano di questa epidemia che ormai contamina tutte le amministrazioni pubbliche e che, a seconda delle necessità, viene declinata con cure diverse: riforma della PA, spending review, patto di stabilità, anticorruzione, etc.

Noi, nel nostro piccolo, avremmo bisogno solo di un

VERO CONTRATTO NAZIONALE E LOCALE

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