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CCNL: SCIOPERO FINTO, BIDONE VERO!

Le aziende festeggiano: aumenti risibili e destrutturazione del Contratto

Civitavecchia -

Dopo più di anno dalla scadenza, è stato firmato il rinnovo del CCNL elettrico 2016-2018.

 

Come prevedibile, il rinnovo segna un ulteriore arretramento della categoria. Del resto sono oltre 20 anni che Filctem-Flaei-Uiltec hanno rinunciato ad ogni rivendicazione acquisitiva: si sono piuttosto accomodate al ricco tavolo della cogestione (arca, fisde, fopen, ecc.) accettando un peggioramento della condizione lavorativa, assecondando le ristrutturazioni e sottoscrivendo un accordo-capestro in tema di sciopero. Nei posti di lavoro le aziende hanno ripreso il comando, con un sindacato ormai incapace di conflitto e spesso ripiegato su logiche di scambio.

 

Piaccia o meno, così è la realtà. Per questo nessuno ha creduto alla farsa dello sciopero nazionale né all’ulteriore favola dei risultati prodotti dalla “grande mobilitazione” avviata. Ma come, i padroni vanno all’attacco e poi si fermano impauriti? E di cosa, del fantomatico blocco degli straordinari? Delle assemblee semideserte? O di un timido e ipotetico sciopero talmente “regolamentato” da risultare inefficace agli stessi lavoratori? Siamo seri.

 

La verità è che le controparti, di fronte alla debolezza sindacale e all’ennesima piattaforma difensiva hanno deciso di alzare la posta spingendo le OOSS allo sciopero, nella consapevolezza che non avendo voglia e forza di portarlo a termine queste avrebbero inevitabilmente ceduto. Così in effetti è successo, e così ai lavoratori sono stati fatti digerire un aumento risibile e una ulteriore destrutturazione del Contratto , presentati oltretutto come successi.

 

Parte economica

 

La piattaforma sindacale prevedeva 140 € a regime. L’aumento medio è invece di 70 €, con ulteriori 20 € sulla produttività, peraltro calcolato su un parametro sempre più alto: era intorno alla BSS nel 2006, ora è superiore alla A1.

 

L’impegno economico complessivo risulta la metà di quello per lo scorso triennio, in una tendenza che punta ancora a ridurre la portata del Contratto. Si guardi al confronto in tabella.

 

 

 

CONFRONTO CONTRATTI NAZIONALI (par. 184,1)

 

 

2010-12

 

2013-15

 

2016-18

 

Aumento dei minimi

 

4.150 (*)

 

2.286

 

1.330

 

Vacanza contrattuale (**)

 

90

 

74

 

 

Erogazione aggiuntiva (**)

 

 

454

 

 

Produttività (**)

 

 

789

 

480

 

TOTALE (€)

 

4.240

 

3.603

 

1.810

 

(*) Include quota parte recupero inflazione 2009-12 (**) Nessun effetto su altri istituti contrattuali

 

Riportando a tre anni gli importi ricevuti dalla figura media 2010, compresa più o meno tra BSS e A1, è chiara la mutazione subita dal CCNL. Mentre in precedenza questo garantiva ancora buoni aumenti in prima riga (con effetti su TFR e altri istituti contrattuali) e le aziende erogavano risorse aggiuntive per la produttività, oggi quest’ultima è già ricompresa nelle minime somme stanziate e arriva a valere circa il 37% dell’incremento sui minimi.

 

 

 

 

 

Nessuno incremento inoltre per fondamentali indennità, tipo quella di reperibilità bloccata in cifra fissa praticamente dal 2001.

 

Tutto ciò garantisce alle parti datoriali un triplice risultato. Perché nonostante i rilevanti utili nel settore spendono in totale una miseria (con un aumento dei minimi che non ripaga neanche l’inflazione). Perché ricavano dal CCNL somme per la contrattazione di secondo livello, riducendo così gli impegni supplementari. Perché mantengono nelle loro mani fondamentali risorse per elargire prebende discrezionali ed imporre i loro obiettivi in azienda. Un capolavoro.

 

Parte normativa

 

Stessa musica per la parte normativa. Da un lato si continua con la progressiva riduzione delle tutele (su trasferimenti, apprendistato e trattamento turnisti negli impianti meno utilizzati) senza aggiungerne di nuove (es: normativa di maggior tutela sui licenziamenti per assunti con job act), dall’altro si sottraggono al CCNL altri fondamentali istituti che vengono rimandati alla contrattazione aziendale: in particolare per la disciplina turnisti, per la tutela della maternità/paternità, e, incredibilmente, anche per la classificazione del personale (come peraltro richiesto dalle OOSS già in piattaforma). Su questo ultimo aspetto siamo al delirio: già ora le aziende spadroneggiano a furia di destrutturazioni, sotto-inquadramenti, riconoscimenti e premi “ad personam”, figurarsi cosa potrà succedere con classificazioni “ad aziendam”.

 

Allora una domanda:

 

ma se buona parte del salario e importanti normative non sono piu’ uguali per tutti, bensì diventano “variabili” delle diverse condizioni in azienda, cosa rimane del CCNL?

 

SVUOTATO DI CONTENUTI UNIFICANTI

 

IL CONTRATTO NAZIONALE DIVENTA UNA CORNICE VUOTA

 

Una simile “aziendalizzazione” della contrattazione – tra l’altro concessa senza particolari vincoli - non nasce dal nulla, ma è un palese obiettivo che Confindustria persegue da anni (per arrivare quanto prima alla fine del Contratto Nazionale) e a cui Filctem-Flaei-Uiltec si sono oggi piegate.

 

Accettando il primato dell’azienda, le OOSS danno per scontato un futuro della categoria caratterizzato da forti disparità di trattamento. Alcuni lavoratori saranno più tutelati, altri molto meno, ma in generale tutti saranno più ricattabili. Aumenteranno i fattori divisivi con pesanti conseguenze per la tenuta contrattuale e la solidarietà interaziendale, specie nelle situazioni di crisi laddove nessuno si sognerà di mobilitare la categoria in sostegno di una data vertenza. Triste per chi ci capita, come purtroppo ha già dimostrato il caso Tirreno Power. Al massimo si offriranno ai malcapitati solo un po’ di soldi per parare il colpo, come si vorrebbe fare con un apposito Fondo (pagato dai lavoratori): un ammortizzatore di settore che in qualche caso potrà essere utile, ma che in finale invoglierà le aziende a ristrutturare e tagliare posti di lavoro.

 

 

 

VOTARE NO NELLE ASSEMBLEE NON BASTA PIU’ !!

 

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